Ottimizzare i tempi di produzione con l’attrezzaggio automatico - AMADA EU

Ottimizzare i tempi di produzione con l’attrezzaggio automatico

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OTTIMIZZARE I TEMPI DI PRODUZIONE CON L’ATTREZZAGGIO AUTOMATICO

Perché è importante il tema dell’attrezzaggio automatico?
Iniziamo col dire che oggi il mercato è sempre più competitivo e dinamico, e questo crea inevitabilmente pressione sulle attività produttive, cui oggi è richiesta un’agilità e un’efficienza che fino a ieri erano impensabili. Il vero successo si misura sulla capacità delle operations di assecondare – e talvolta anticipare – le esigenze di un mercato imprevedibile che rende la pianificazione estremamente complessa: lotti sempre più ristretti, ordini urgenti da soddisfare, lead time da accorciare di continuo e, ovviamente, una pressione costante per l’abbattimento degli sprechi e degli scarti, ovvero per la riduzione dei costi.

Ottimizzare la produzione in termini di tempi, qualità, costi e – ovviamente – rispetto delle consegne significa governare alla perfezione un ecosistema complesso, fatto di macchinari, sistemi informativi, fornitori e operatori, ognuno dei quali ha una percentuale di responsabilità nei confronti del risultato finale. Ma volendo limitare il discorso alle macchine, e quindi andando a cogliere un aspetto specifico di tale attività di perfezionamento, dovremmo sicuramente parlare dell’attrezzaggio automatico, con una particolare attenzione nei confronti delle macchine piegatrici.

Attrezzaggio automatico, un obiettivo concreto (e possibile)
Il setup delle macchine, per quanto inevitabile nel contesto dell’attività manifatturiera, si traduce in un costo tutt’altro che marginale per l’azienda, e non è un caso che da sempre si cerchino strategie utili per la sua ottimizzazione. Qualche numero? Parlando di macchine piegatrici, si può tranquillamente ipotizzare che su 10 ore/macchina, poco più di 3 siano quelle effettivamente dedicate a piegare, con tutto il resto impiegato per trovare gli utensili, sceglierli, montarli, cioè di fatto per attrezzare la macchina. Ora, immobilizzare la produzione è di per sé un costo importante che si riflette sul prezzo del prodotto e quindi sulla competitività dell’azienda, ma bisogna anche prevedere che nell’installazione si possano danneggiare gli utensili, si verifichino errori dovuti alle procedure manuali e alla fatica che dopo un po’ inevitabilmente si presenta. Anche questo ha un costo, e di sicuro non trascurabile.

Storicamente, le aziende hanno percorso due strade al fine di abbattere i costi del setup: una relativa all’ottimizzazione dell’attrezzaggio stesso, l’altra della pianificazione produttiva. Alla prima categoria appartiene, per esempio, la famosa metodologia SMED (Single Minute Exchange of Die), nata in Giappone poco dopo la metà del secolo scorso e che si basa – semplificando – su una suddivisione delle attività tra quelle che si possono eseguire a macchina in funzione e quelle che invece richiedono un fermo: suddividere correttamente le attività nelle due categorie, eseguirle in modo efficiente e ridurre (con vari accorgimenti) quelle che richiedono il fermo macchina porta a un’avvertibile riduzione dei tempi di attrezzaggio, fino anche al 50%. Alla seconda categoria appartiene invece il governo efficiente della produzione mediante sistemi informativi esecutivi: il Manufacturing Execution System (MES), che è un po’ la ‘sigla’ di riferimento in quest’ambito, permette solitamente una pianificazione/schedulazione precisa delle fasi di produzione, ottimizzandole proprio per evitare il maggior numero di fermi dovuti all’attrezzaggio. 

Attrezzaggio automatico: le soluzioni AMADA

La soluzione definitiva consiste nell’applicare l’automazione all’attrezzaggio dei macchinari, cosa che vale per le macchine piegatrici, ma anche – per esempio – per le punzonatrici e la macchine combinate. Nel primo caso, parlare di attrezzaggio automatico significa che la macchina si predispone da sé alla lavorazione successiva mediante un setup velocissimo degli utensili e senza che l’operatore debba fare alcuna operazione manuale. Un esempio eloquente di quanto sopra è la piegatrice HG-ATC AMADA, dotata appunto di Automatic Tool Changer (ATC): la macchina, infatti, effettua il setup rapido degli utensili in funzione delle istruzioni che ricava dal foglio di produzione; a questo, HG-ATC aggiunge il blocco utensili automatico con morsetti idraulici e il possibile montaggio rovesciato degli utensili.

Una macchina come HG-ATC è perfetta per la lavorazione di lotti di dimensioni variabili e con un layout di utensili complesso: in quest’ultimo caso, infatti, un attrezzaggio manuale potrebbe sommare a tempistiche piuttosto lunghe anche potenziali errori di setup, da cui tutte le conseguenze del caso. HG-ATC, dal canto suo, è in grado di completare l’attrezzaggio più complesso in meno di 2 minuti, assicurando la massima precisione, affidabilità ma anche intelligenza, visto che tra le funzionalità di setup automatico della macchina c’è anche lo sfruttamento degli utensili eventualmente già montati.

I benefici sono evidenti:
l’attrezzaggio automatico porta a tempi ridotti, lead time più corti e meno costi da sostenere, ma anche a più efficienza e sicurezza all’interno delle linee di produzione, un aspetto tutt’altro che secondario. Infine, l’automazione semplifica le operations: nonostante sia sempre consigliabile affidarne la gestione a personale specializzato, l’automazione aumenta la flessibilità e l’agilità all’interno dello shopfloor, permettendo per esempio di sopperire a un’assenza imprevista senza interruzioni o drastici cali di produttività.

 

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